Berlusconi ha parlato chiaro. Adesso bisogna reagire
Presidenzialismo, separazione delle carriere e basta con le intercettazioni. Più chiaro di così Berlusconi non poteva essere, nella sua conferenza stampa a Villa Madama, nel preannunciare i suoi progetti per l’anno nuovo.
Egli intende trarre il massimo vantaggio possibile dalla condizione in cui versano le opposizioni, per realizzare finalmente ciò che rivendica fin dalla sua “discesa in campo” e che finora non gli è riuscito di fare : un programma estremista di smantellamento dei cardini della nostra Costituzione, un programma molto simile, e in alcune parti identico, a quello “di rinascita democratica” della P2 di Licio Gelli.
Il PD è alle prese non solo con i gravi episodi di corruzione che riguardano suoi esponenti, ma anche e forse soprattutto con il fallimento del progetto con il quale si era presentato agli italiani un anno fa. Di Pietro è impegnato notte e giorno nell’impresa di togliere voti ai democratici e la sinistra, nonostante alcune recenti buone notizie (vedi Ambra Jovinelli ), stenta a trovare nel suo insieme una risposta convincente alla propria crisi strategica.
Non esiste più l’Unione, è stato frantumato il centrosinistra e non c’è neanche più banalmente un coordinamento delle opposizioni, presenti e non presenti in Parlamento.
Se non ora, quando ? Si sarà chiesto il Cavaliere…
Mi permetto di dire che la reazione al progetto berlusconiano non appare affatto adeguata : sembra più importante continuare a contemplare il proprio ombelico, grande o piccolo che sia, piuttosto che fare fronte comune contro un disegno grave e pericoloso.
Nel caso del PD si aggiunge poi un altro problema, quello della nebulosità delle sue posizioni politiche : qualcuno sa dire quale è l’opinione dei democratici sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica ? Certamente, anche su questo tema, nel partito di Veltroni di opinioni ce n’è più d’una. E poi dicevano che era il caravanserraglio era l’Unione…..
Il presidenzialismo è per noi l’esatto contrario di ciò di cui ha bisogno L’Italia in questa fase. Lo dicono anche le recenti inchieste della magistratura sull’intreccio perverso tra affari e politica. Ne ha ragionato con grande lucidità nei giorni scorsi su Repubblica Fausto Bertinotti. Se la politica è diventata così facilmente permeabile alle scorribande affaristiche non è per una particolare avidità di certi odierni amministratori, ma perché si sono indeboliti tutti gli strumenti di controllo e di vita democratica ( Parlamento, Consigli Comunali, partiti organizzati ) a vantaggio delle cariche monocratiche ( Premier, Sindaco, leader di partito ) e perché si è affermato il principio secondo il quale le persone sono più importanti delle idee e dei valori di una comunità, che sarebbero, manco a dirlo, “vecchi arnesi novecenteschi”.
Visto che in qualunque sistema politico il potere si distribuisce come in un sistema di vasi comunicanti e che quindi se un livello istituzionale ne ha di più , gli altri ne avranno meno, eleggere direttamente il Capo dello Stato significa svuotare ancora di più il le assemblee legislative e portare l’Italia a non essere più una Repubblica Parlamentare.
Sarebbe il compimento di quel processo di svuotamento della democrazia e della partecipazione dei cittadini, di cui ci parlano anche le vicende amare di questi giorni.
Reagire è d’obbligo !
Anche sulle intercettazioni il Premier è stato chiaro. Il problema che vuole risolvere non è più quello della diffusione illecita dei testi delle intercettazioni. No, vuole proprio che non si facciano più le intercettazioni, che magistratura e forze dell’ordine non dispongano più, se non per reati di terrorismo e di mafia (e forse di corruzione), di questo prezioso strumento di indagine.
Qualche anno fa si scatenò una pesante offensiva politica e mediatica contro i collaboratori di giustizia ( i “pentiti” ) e si usò l’argomento secondo il quale gli inquirenti sarebbero dovuti tornare a metodologie d’indagine più affidabili e più tradizionali, come, ad esempio, le intercettazioni telefoniche e ambientali.
Colpiti i “pentiti”, ora le solite lobbies si scatenano contro le intercettazioni. In nome di che ? Si possono al giorno d’oggi, con la globalizzazione degli affari e degli stessi poteri criminali, condurre indagini come se fossimo nella Parigi di Maigret ? Come si sarebbe scoperto il crack della Parlamat senza le intercettazioni ? Con i confidenti e i pedinamenti ?
Ancora una volta, per proteggere i potenti dalle “intrusioni” di inquirenti che hanno il torto di non guardare in faccia a nessuno, si finisce per indebolire la lotta al crimine e l’accertamento della verità.
Non si può far finta di niente.
Infine sulla giustizia. Ho l’impressione che stavolta Berlusconi ci proverà sul serio a separare le carriere della magistratura o quantomeno ci andrà molto vicino.
L’insidia è nota e riguarda direttamente il rischio che i pubblici ministeri finiscano in un modo o nell’altro sotto il comando della politica.
Questo è un punto particolarmente delicato, da un lato perché talvolta capita di assistere a comportamenti poco difendibili della magistratura ( vedi la vicenda Salerno- Catanzaro ) che colpiscono la credibilità dell’ordine giudiziario più di cento discorsi di Angelino Alfano, dall’altro perché non si può non riconoscere che anche nella cultura democratica e nella sinistra sono non pochi quelli convinti, in ottima fede e con argomenti solidi, della necessità che giudicanti ed inquirenti svolgano due carriere separate.
Il rispetto per queste posizioni non ci impedisce di criticarne l’ingenuità, perché qui non siamo purtroppo nel paese delle meraviglie, siamo nell’Italia governata da una destra che non ha a cuore la “giustizia giusta” ma un sistema penale differenziato : duro con immigrati ed emarginati, assai tollerante e protettivo verso i ceti privilegiati.
In certe trappole non ci si deve cadere.
In una situazione come questa, in cui il Presidente del Consiglio annuncia con estrema franchezza di voler realizzare un piano di sovvertimento della Costituzione di questa gravità, le opposizioni dovrebbero fare alcune cose molto semplici : rivolgersi agli italiani e denunciare con toni appropriati il pericolo ; chiudere ogni finestra di “dialogo” con la maggioranza su questi temi ; coordinarsi tra loro, tra chi è in Parlamento e chi no, senza doversi impegnare per alleanze futuribili, ma almeno per dare il massimo di efficacia all’azione di contrasto verso i propositi della destra.
Cose semplici, dicevo, addirittura banali. Già sento qualcuno definirle però, parafrasando Bertold Brecht, “la semplicità che è difficile a farsi”. Non ci faremo distrarre.
Noi di SD, per quanto ci sarà possibile, ci impegneremo perché almeno questo avvenga.
* del Coordinamento nazionale di Sd
domenica 28 dicembre 2008
martedì 2 dicembre 2008
venerdì 24 ottobre 2008
domenica 19 ottobre 2008
LOTTA DI CLASSI
Sapete perché chiusero i manicomi? C’era chi li considerava un luogo che soffiava via ai malati la loro umanità. La loro dignità di uomini. Erano, in effetti, luoghi disumanizzanti. Che emarginavano il malato e lo facevano sentire più malato di quanto fosse in realtà, per il solo fatto di essere stato messi lì, in un manicomio. Il fatto di stare all’interno di un manicomio insieme ad altri malati, innescava quel processo di identificazione del singolo in una dimensione collettiva, che è poi alla base dell’inclusione del singolo in un determinato gruppo sociale. Adesso immaginate quanto di più aberrante abbia prodotto l’urbanizzazione di massa. Immaginate l’America degli anni ’30, con i suoi bei quartieri borghesi popolati da bianchi e le periferie luride,puzzolenti,degradate dove abitavano, ammassati, i neri. Nei fatti le minoranze hanno sempre cercato, rispetto al difetto che avvertivano nell’alterità con la maggioranza, motivi di aggregazione. Il meccanismo che si innesca è duplice: auto-esclusione e esclusione. La minoranza tende, inevitabilmente, all’aggregazione come forma di difesa contro lo zeitgeist. La stessa,al contrario, tende ad emarginarla considerandola diversa. Per capire cosa spinge gli uomini simili (superficialmente e nei comportamenti) a stare vicino, bisogna comprendere cosa vuol dire sentirsi minoranza. Qualche volta vi è capitato di stare dentro un bar, magari a parlare di politica, accorgendovi che l’assoluta maggioranza dei presenti ha un’idea completamente diversa dalla vostra. Avreste davvero il coraggio di dar fiato alla bocca e pronunciarla? Magari molti sì, ma la maggioranza delle persone no e a questo punto, probabilmente, queste persone inizierebbero ad andare in bar frequentati da gente che la pensa come loro. Questa si chiama: dittatura della maggioranza. E porta ad innescare qui meccanismi che ho citato prima sull’identificazione. Una politica dell’integrazione deve evitare il formarsi di questi fenomeni o almeno cercare di placarli. C’è invece chi vuole tornare indietro nel tempo. In questi giorni è in discussione una legge per la creazione delle classi per soli immigrati. Probabilmente,sarò io all’antica, ma non credo che le classi per immigrati siano la risposta giusta da dare al problema. Sta tutto lì: nell’identificazione. A questo punto perché non proporre anche classi di soli bimbi ebrei oppure classi di neri. Anzi, facciamo così, perché non proporre classi per soli bambini handicappati?
sabato 18 ottobre 2008
La biblioteca come supporto alla didattica nell'Università dell'Aquila
In questi ultimi anni il ruolo della biblioteca nella vita accademica
dello studente si è trasformato. Da semplice fornitrice di testi e riviste da consultare
autonomamente, è divenuta col tempo un luogo centrale di studio e
approfondimento. Cosa ce lo fa pensare? Il fatto che negli ultimi tempi si è assistito
ad un aumento esponenziale dei posti a sedere all’interno delle biblioteche site nei
centri universitari italiani. Questo ci deve suggerire scelte che guardino allo studente
come all’utente privilegiato, adeguando strutture, servizi e materiali alle sue
esigenze. A fronte di questo aumento di studenti che vanno nelle biblioteche a
studiare le materie dei propri corsi, è necessario rispondere garantendo maggiori
fondi all’acquisto del materiale librario che i docenti scelgono come testi di
riferimento. Così da garantire una fruizione il più capillare possibile, mettendosi al
servizio dello studente a fronte dei costi sempre maggiori che gli stessi devono
sostenere per l’acquisto dei testi. Per agganciarci al trend nazionale, il nostro Ateneo
deve profondere più risorse per l’attivazione di maggiori postazioni di studio
all’interno delle biblioteche.
2
In un’Università come la nostra, sede di numerosi corsi anche interfacoltà e data la
sempre maggiore conoscenza multi‐disciplinare che il mondo del lavoro richiede,
giudichiamo positiva l’ iniziativa della creazione di un unico database di iscritti per
tutto il nostro sistema bibliotecario in modo da favorire un accesso ancor più ampio
e diversificato alle conoscenze da parte degli studenti.
Noi non crediamo ad una versione “licealizzata” delle biblioteche senza ricerca.
Altresì crediamo fortemente nel ruolo che le stesse svolgono per i ricercatori e nella
diffusione delle nuove conoscenze. Però,allo stato attuale, nonostante siamo consci
dei vincoli imposti al nostro bilancio, crediamo che vadano concesse più risorse
all’acquisto del materiale librario destinato alla didattica. Infatti notiamo un
eccessivo sbilanciamento delle risorse assegnate ai grandi fornitori di riviste rispetto
all’esigua somma stanziata a favore degli studenti. Va bene che alcuni studenti
consultano le riviste, ma si tratta di una cerchia ristretta presumibilmente ai
laureandi e a coloro che sono iscritti ai corsi magistrali. La biblioteca, deve fornire un
servizio che sia all’altezza delle esigenze della totalità degli studenti, nei fatti il
bacino d’utenza delle biblioteche è maggiormente composto da chi frequenta corsi
3
di laurea di base. A fronte di questo chiediamo l’attivazione degli strumenti utili a
sondare le caratteristiche dell’utente medio ,in modo da evidenziare le eventuali
criticità ed agire dove più occorre. Sul sito dell’AIB viene affermato, riguardo il
metodo anglosassone di indagine per la soddisfazione dell’utente: «never take your
eyes off the user», questo ad indicare che non ci dobbiamo mai distrarre rispetto a
quella porzione di utenti maggioritaria che, nelle biblioteche universitarie , è
rappresentata dalla compagine studentesca. Lo stesso FOLLET REPORT evidenzia
come negli ultimi anni le biblioteche abbiano sempre più incentrato il loro ruolo sul
supporto alla didattica. Inoltre lo stesso documento evidenzia come l’aumento della
popolazione studentesca richieda ulteriori investimenti in strutture dove fornire i
servizi legati alla ricerca,alla didattica e allo studio. Consideriamo il sistema
bibliotecario d’Ateneo come una messa in rete di conoscenze e dati che trainano lo
sviluppo culturale dell’intera comunità accademica.
Per far sì che questa funzione resti e sia davvero utile alla nostra comunità vogliamo
ribadire che l’Ateneo deve impegnarsi ad investire più risorse, pur essendo coscienti
dei continui tagli ai quali siamo sottoposti, e lo SBA contemporaneamente deve
4
impegnarsi a razionalizzare le risorse partendo proprio da una seria indagine che
evidenzi le criticità del sistema. Inoltre vogliamo sottolineare come nella relazione
del magnifico rettore allegata al bilancio di previsione 2008 vi era scritto che: i fondi
stanziati per le biblioteche devono essere destinati prioritariamente all’acquisto del
materiale didattico. Gli organi accademici si sono espressi in questa direzione e noi
auspichiamo che lo SBA finalmente accolga tale orientamento.
Un altro importante fattore di sviluppo culturale è rappresentato dalla University
Press. L’oramai costituita casa editrice d’Ateneo al cui interno è garantita una
rappresentanza degli studenti può interfacciarsi con la comunità studentesca
proprio attraverso il sistema bibliotecario d’Ateneo. Fornendo dispense e testi in
maniera assolutamente gratuita agli studenti che ne fanno richiesta. La conseguenza
di ciò sarà un probabile calmieramento dei prezzi dei libri, e ciò contribuirà a
rendere sostanziale l’attuazione del diritto allo studio sancito nell’art.34 della nostra
costituzione. Infatti i prezzi dei libri negli ultimi anni sono aumentati in maniera
vertiginosa, spingendo sempre più studenti a rivolgersi alle biblioteche provinciali o
universitarie. All’aumentare dell’orientamento più didattico che le nostre
5
biblioteche stanno prendendo corrisponde l’aumentare del valore delle stesse
nell’accesso al sapere. Divenendo quindi un diritto fondamentale dello studente.
Dopo aver sancito una serie di principi pratici all’interno della carta dei diritti,
occorre che l’atto normativo dell’Ateneo sia immediatamente applicato divenendo
così quotidianità nella vita accademica dello studente. Come sancito nell’articolo 2
comma 11 della Carta:”Gli studenti hanno diritto a strutture didattiche idonee che
consentano una reale fruizione dei corsi, delle biblioteche e dei laboratori. In
particolare devono essere garantite aule con un numero sufficiente di posti a
sedere, biblioteche e spazi di studio convenientemente attrezzati […] deve
comunque essere rimossa ogni barriera architettonica che possa impedire la
frequenza dei corsi, la partecipazione agli esami, l’accesso alla biblioteca e agli spazi
universitari.”
In conclusione intendiamo ribadire la centralità che la figura dello studente deve
assumere nell’assetto del sistema bibliotecario d’ateneo. E’ lui il principale fruitore
dei servizi erogati ed è alle sue necessità che il sistema deve adattarsi. Garantendo
un agevole prestito dei libri a tutta la comunità studentesca, senza discriminazioni,
6
cercando di rendere accessibile a tutta la comunità accademica il patrimonio librario
a nostra disposizione.
ROBERTO ETTORRE
Rappresentante studenti nel consiglio sul sistema bibliotecario d’Ateneo.
dello studente si è trasformato. Da semplice fornitrice di testi e riviste da consultare
autonomamente, è divenuta col tempo un luogo centrale di studio e
approfondimento. Cosa ce lo fa pensare? Il fatto che negli ultimi tempi si è assistito
ad un aumento esponenziale dei posti a sedere all’interno delle biblioteche site nei
centri universitari italiani. Questo ci deve suggerire scelte che guardino allo studente
come all’utente privilegiato, adeguando strutture, servizi e materiali alle sue
esigenze. A fronte di questo aumento di studenti che vanno nelle biblioteche a
studiare le materie dei propri corsi, è necessario rispondere garantendo maggiori
fondi all’acquisto del materiale librario che i docenti scelgono come testi di
riferimento. Così da garantire una fruizione il più capillare possibile, mettendosi al
servizio dello studente a fronte dei costi sempre maggiori che gli stessi devono
sostenere per l’acquisto dei testi. Per agganciarci al trend nazionale, il nostro Ateneo
deve profondere più risorse per l’attivazione di maggiori postazioni di studio
all’interno delle biblioteche.
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In un’Università come la nostra, sede di numerosi corsi anche interfacoltà e data la
sempre maggiore conoscenza multi‐disciplinare che il mondo del lavoro richiede,
giudichiamo positiva l’ iniziativa della creazione di un unico database di iscritti per
tutto il nostro sistema bibliotecario in modo da favorire un accesso ancor più ampio
e diversificato alle conoscenze da parte degli studenti.
Noi non crediamo ad una versione “licealizzata” delle biblioteche senza ricerca.
Altresì crediamo fortemente nel ruolo che le stesse svolgono per i ricercatori e nella
diffusione delle nuove conoscenze. Però,allo stato attuale, nonostante siamo consci
dei vincoli imposti al nostro bilancio, crediamo che vadano concesse più risorse
all’acquisto del materiale librario destinato alla didattica. Infatti notiamo un
eccessivo sbilanciamento delle risorse assegnate ai grandi fornitori di riviste rispetto
all’esigua somma stanziata a favore degli studenti. Va bene che alcuni studenti
consultano le riviste, ma si tratta di una cerchia ristretta presumibilmente ai
laureandi e a coloro che sono iscritti ai corsi magistrali. La biblioteca, deve fornire un
servizio che sia all’altezza delle esigenze della totalità degli studenti, nei fatti il
bacino d’utenza delle biblioteche è maggiormente composto da chi frequenta corsi
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di laurea di base. A fronte di questo chiediamo l’attivazione degli strumenti utili a
sondare le caratteristiche dell’utente medio ,in modo da evidenziare le eventuali
criticità ed agire dove più occorre. Sul sito dell’AIB viene affermato, riguardo il
metodo anglosassone di indagine per la soddisfazione dell’utente: «never take your
eyes off the user», questo ad indicare che non ci dobbiamo mai distrarre rispetto a
quella porzione di utenti maggioritaria che, nelle biblioteche universitarie , è
rappresentata dalla compagine studentesca. Lo stesso FOLLET REPORT evidenzia
come negli ultimi anni le biblioteche abbiano sempre più incentrato il loro ruolo sul
supporto alla didattica. Inoltre lo stesso documento evidenzia come l’aumento della
popolazione studentesca richieda ulteriori investimenti in strutture dove fornire i
servizi legati alla ricerca,alla didattica e allo studio. Consideriamo il sistema
bibliotecario d’Ateneo come una messa in rete di conoscenze e dati che trainano lo
sviluppo culturale dell’intera comunità accademica.
Per far sì che questa funzione resti e sia davvero utile alla nostra comunità vogliamo
ribadire che l’Ateneo deve impegnarsi ad investire più risorse, pur essendo coscienti
dei continui tagli ai quali siamo sottoposti, e lo SBA contemporaneamente deve
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impegnarsi a razionalizzare le risorse partendo proprio da una seria indagine che
evidenzi le criticità del sistema. Inoltre vogliamo sottolineare come nella relazione
del magnifico rettore allegata al bilancio di previsione 2008 vi era scritto che: i fondi
stanziati per le biblioteche devono essere destinati prioritariamente all’acquisto del
materiale didattico. Gli organi accademici si sono espressi in questa direzione e noi
auspichiamo che lo SBA finalmente accolga tale orientamento.
Un altro importante fattore di sviluppo culturale è rappresentato dalla University
Press. L’oramai costituita casa editrice d’Ateneo al cui interno è garantita una
rappresentanza degli studenti può interfacciarsi con la comunità studentesca
proprio attraverso il sistema bibliotecario d’Ateneo. Fornendo dispense e testi in
maniera assolutamente gratuita agli studenti che ne fanno richiesta. La conseguenza
di ciò sarà un probabile calmieramento dei prezzi dei libri, e ciò contribuirà a
rendere sostanziale l’attuazione del diritto allo studio sancito nell’art.34 della nostra
costituzione. Infatti i prezzi dei libri negli ultimi anni sono aumentati in maniera
vertiginosa, spingendo sempre più studenti a rivolgersi alle biblioteche provinciali o
universitarie. All’aumentare dell’orientamento più didattico che le nostre
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biblioteche stanno prendendo corrisponde l’aumentare del valore delle stesse
nell’accesso al sapere. Divenendo quindi un diritto fondamentale dello studente.
Dopo aver sancito una serie di principi pratici all’interno della carta dei diritti,
occorre che l’atto normativo dell’Ateneo sia immediatamente applicato divenendo
così quotidianità nella vita accademica dello studente. Come sancito nell’articolo 2
comma 11 della Carta:”Gli studenti hanno diritto a strutture didattiche idonee che
consentano una reale fruizione dei corsi, delle biblioteche e dei laboratori. In
particolare devono essere garantite aule con un numero sufficiente di posti a
sedere, biblioteche e spazi di studio convenientemente attrezzati […] deve
comunque essere rimossa ogni barriera architettonica che possa impedire la
frequenza dei corsi, la partecipazione agli esami, l’accesso alla biblioteca e agli spazi
universitari.”
In conclusione intendiamo ribadire la centralità che la figura dello studente deve
assumere nell’assetto del sistema bibliotecario d’ateneo. E’ lui il principale fruitore
dei servizi erogati ed è alle sue necessità che il sistema deve adattarsi. Garantendo
un agevole prestito dei libri a tutta la comunità studentesca, senza discriminazioni,
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cercando di rendere accessibile a tutta la comunità accademica il patrimonio librario
a nostra disposizione.
ROBERTO ETTORRE
Rappresentante studenti nel consiglio sul sistema bibliotecario d’Ateneo.
lunedì 6 ottobre 2008
Linee guida per una seria politica culturale
Sembra difficile parlare oggi di cultura nella città con la più alta concentrazione di palestre e beuty ceneter per abitante. Ma io credo che Pescara e i Pescaresi meritino molto di più. Credo in una città che sappia mettersi al servizio della comunità di operatori culturali che vivono quotidianamente le difficoltà di produrre cultura in una città che non li accoglie adeguatamente. Innanzitutto, prima di addentrarci a pieno nell'argomento, è utile snocciolare alcuni dati riguardanti le realtà socio culturali Pescaresi. Dal rapporto Pescara 2008, emerge che nel 2007 siano stati 3.007 gli eventi culturali e sociali organizzati in città. Nonostante questi dati incoraggianti dal punto di vista numerico, non bisogna farsi impressionare ma ragionare utilizzando altri criteri utili a comprendere la qualità dell'offerta socio-culturale che il capoluogo adriatico sa offrire. I primi mesi del 2008 hanno visto una netta diminuzione degli spazi comunali messi a disposizione gratuitamente alle associazioni. Parlo dell'Ex-mattatoio e dell'Ex-Cofa, il primo tornato ingestione all'ATTIVA mentre il secondo destinato a non precisate funzionalità turistiche. per non parlare dell'Ex-fea, uno spazio strategico nel cuore della città lasciato deliberatamente marcire e quest'anno adibito a posteggio per le auto. Ad aggravare ancora di più la situazione delle associazioni cittadine c'è il bando per l'assegnazione degli immobili di cui non si hanno notizie da un anno, ma anche la brusca diminuzione degli spazi di affissione istituzionale che venivano ceduti alle associazioni a prezzi leggermente inferiori a quelli commerciali che sono calati da cinquanta a trenta e che ora non basteranno sicuramente più a soffisfare la crescente domanda. La stragrande maggiornanza degli eventi che ho prima citato sono realizzati autonomamente con fatica e sacrifici economici immensi da parte delle associazioni. in questo contesto desolante dove ora ci troviamo, dubito che quest'anno ci saranno gli stessi eventi dell'anno scorso. ma non è la quantità che deve interessarci, bensì la stabilità e la ripetibilità degli eventi culturali, che assumono valore, radicamento nella città e spessore tanto più hanno una tradizione alle spalle. Per rendere stabili le iniziative e evìitare il deflusso di cervelli, creativi e artisti verso altre realtà più attente alle loro esigenze, l'amministrazione deve prendere immediati provvedimenti. Primo: rendere più trasparenti le modalità e l'erogazione dei contributi alle associazioni, privileggiando le iniziative che si trovano alla seconda edizione e più; secondo: creare immediatamente un centro di produzione culturale permanente aperto a chiunque voglia produrre cultura, attrezzandolo con tutti i supporti logistici necessari. E terzo: attivare organi istituzionali presenti non solo sulla carta in gradi di coordinare le realtà associative non solo dal punto di vista politico e di scambio di opinioni e esperienze, ma anche in grado di calendarizzare gli eventi onde evitare spiacevoli sovrapposizioni delle date delle manifestazioni.
Pescara deve avere l'ambizione di creare vere alternative alla città vetrina di Caffè venezia e Paride Albanese, evitando di realizzare spettacolari, mastodontiche e costosissime ristrutturazioni di edifici da adibire a Museo, che poi hanno prezzi proibitivi per qualunque associazione. Non si può e non si deve lasciare sole le associazioni e abbandonare la cultura a logiche mercantili che non le appartengono per definizione. L'amministrazione deve concedere credito, supporto e stima alle decine e decine di artisti, scrittori, gruppi musicali e teatrali che lavorano quotidianamente nella nostra città. io credo che questa sia oggi la richiesta che noi, come movimento giovanile, dobbiamo avere il coraggio e la forza di formulare rivolgendoci all'amministrazione cittadina. Non escludiamo ipotesi che vedono manifestare il nostro dissenso in maniera originale e palese.
venerdì 3 ottobre 2008
Conferenza di Ateneo
I Conferenza di Ateneo sui servizi bibliotecari - mercoledì 15 ottobre 2008
* versione stampabile
I Conferenza di Ateneo sui servizi bibliotecari - mercoledì 15 ottobre 2008
La prima conferenza di Ateneo sui servizi bibliotecari e sul Sistema Bibliotecario di Ateneo (SBA) dell'Università dell'Aquila
vuole costituire un momento di informazione e di dibattito aperto a tutte le componenti della struttura universitaria
(studenti, docenti, personale tecnico e amministrativo), nonché ad altri operatori del settore bibliotecario sul territorio
cittadino e regionale: lo stato attuale dei servizi bibliotecari universitari nella realtà nazionale e in quella locale
dell'Università dell'Aquila e le prospettive di evoluzione e di crescita dello SBA per il prossimo futuro saranno il tema della
giornata di lavori, strutturata sugli interventi sia di qualificati ospiti esterni sia di componenti a vario livello dello SBA
aquilano.
Ecco il link per il programma completo Clicca qui
* versione stampabile
I Conferenza di Ateneo sui servizi bibliotecari - mercoledì 15 ottobre 2008
La prima conferenza di Ateneo sui servizi bibliotecari e sul Sistema Bibliotecario di Ateneo (SBA) dell'Università dell'Aquila
vuole costituire un momento di informazione e di dibattito aperto a tutte le componenti della struttura universitaria
(studenti, docenti, personale tecnico e amministrativo), nonché ad altri operatori del settore bibliotecario sul territorio
cittadino e regionale: lo stato attuale dei servizi bibliotecari universitari nella realtà nazionale e in quella locale
dell'Università dell'Aquila e le prospettive di evoluzione e di crescita dello SBA per il prossimo futuro saranno il tema della
giornata di lavori, strutturata sugli interventi sia di qualificati ospiti esterni sia di componenti a vario livello dello SBA
aquilano.
Ecco il link per il programma completo Clicca qui
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